martedì 27 giugno 2017

guardateli bene negli occhi

Pure le LORO spese elettorali volevano farci pagare.....


domenica 18 giugno 2017

li chiamavano TRINITA'


In effetti si sentiva molto FORTE la necessità di avere acqua e luce e fognatura sul piazzale del cimitero comunale

Innocenti fino a prova contraria ?

e come al solito la locandina ZOPPICA

CHE VERGOGNA caro maria.....

lunedì 12 giugno 2017

L’Italia in tre metafore (forza, altrimenti non ce la facciamo)

http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2017/06/11/litalia-in-tre-metafore-forza-altrimenti-non-ce-la-facciamo/?refresh_ce=1

L’Italia in tre metafore (forza, altrimenti non ce la facciamo)


Al marziano appena atterrato, l’Italia si spiega con tre metafore: 1) un bel corallo, morto; 2) i 66 funzionari addetti alla casa natale di Pirandello; e – purtroppo – 3)la figura dell’“eroe suo malgrado”.
1. Un bel corallo, morto. Il corallo è costruito da colonie di piccoli polipi – gli antozoi (letteralmente: “fiori animali”, dal greco ἄνθος e ζῷον), che per proteggersi e sostenersi si dotano di uno scheletro calcareo – ed è colorato dalle alghe che, in simbiosi con gli antozoi, li nutrono. Quando il corallo muore, sbianca.
Lo splendido “corallo Italia” attira ogni anno turisti a milioni (82.8 nel 2016, in crescita rispetto agli 81.6 del 2015), attratti dall’incanto dei luoghi e dal patrimonio artistico. Tanta ricchezza è stata costruita, nel corso di millenni, da un’intelligente interazione tra uomo e natura, capace di trasformare l’iniziale povertà in bellezza e qualità della vita. Poco a poco, la dinamicità degli artigiani e la capacità d’innovazione degli imprenditori hanno dato vita a prodotti che – diventati parte della tradizione – hanno ottenuto il riconoscimento dei mercati globali. Ne sono risultate cultura, crescita e occupazione. L’Italia è il secondo produttore manufatturiero in Europa e i

l quinto nel mondo, e l’ottavo esportatore mondiale con 417 miliardi di euro venduti all’estero nel 2016.
Da alcuni decenni, però, il corallo soffre, non si rigenera. In molti casi – pur continuando ad attrarre turisti – è addirittura morto. Bellissimo, ma morto (qui a sinistra).
L’eccezionale paesaggio delle Cinque Terre, disegnato dall’uomo e dal suo lavoro, ne è triste esempio. Fino agli anni settanta, i borghi – abbarbicati alla costa – erano vissuti. Le case dai vivaci colori erano abitate, sulle soglie le donne cucivano le reti dei mariti. Nei vicoli si salavano acciughe, c’era odore di mare. Sui terrazzamenti strappati alla roccia (qui a destra) si coltivav
ano uliveti e vigneti, si produceva Sciacchetrà. Le comunità erano costrette al  dinamismo dalla povertà. Nonostante le asperità della vita, con pazienza e con fatica si produceva bellezza, in simbiosi con la natura. Il corallo era vivo.
Oggi, molti terrazzamenti sono franati, parecchie vigne sono state abbandonate. Nei bei borghi impomatati – svuotati dall’emigrazione giovanile e da alti tassi d’anzianità – quasi nessun lavoratore è autoctono. Nei vicoli, masse vocianti seguono percorsi identici; signore eleganti, incerte sui i tacchi, lasciano costose scie di profumo. Nelle case, invase da negozi di lusso, non si vive più. Il corallo è morto. La linfa sociale che l’aveva costruito è scomparsa, è rimasto un bel guscio vuoto.


Problema (da affrontare): alla lunga, il vivere di rendita comporta Disneyzzazione.Non solo nelle Cinque Terre, ma in quasi tutta la Liguria, e nell’Italia intera, gli abitanti – se possono – cercano di vivere di rendita. Il loro capitale è la bellezza, anche se svuotata d’identità. La propensione al rischio è minima. Paesaggio, cultura e tradizioni vengono venduti al turismo di massa, che consente buoni guadagni senza troppi sforzi. Nel 2016 il turismo ha fatturato circa 173 miliardi e ha contribuito all’11,8 per cento del prodotto interno lordo (Pil) e al 12,8 per cento dell’occupazione, dando lavoro a 3,1 milioni di persone. Tuttavia, “vendere” gloria passata – senza investire per costruirne di nuova – rischia di far diventare l’Italia una Disneyland delle classi medie dei paesi emergenti, i cui flussi sono in continua crescita. Commercializzare vestigia di uno splendore costruito da antenati più laboriosi è strategia miope: il corallo morto – è utile ricordare – si sgretola poco a poco.

Soluzione: lavorare e innovare, per tornare a crescere. Negli ultimi 20 anni, innovazione e competitività si sono mantenute al di sotto della media europea. Senza antozoi a produrre carbonato di calcio, senza alghe a colorarlo, il corallo diventa attrazione statica – senza prospettiva dinamica, senza futuro. Affinché prosperi, ci vogliono linfa sociale, volontà e spirito di sacrificio. L’Italia – che innova da sempre – per evitare stagnazione culturale e ulteriori perdite di competitività devea) ritrovare l’etica del lavoro; far fatica non deve fare paura; b)aumentare dinamicità e produttività; c) attrarre investimenti; e d) reinnescarel’evoluzione del sistema economico per creare crescita e impiego. Il lavoro e l’innovazione rendono, sia in termini di cultura che di ricchezza. In particolare, nel settore servizi vanno eliminate le barriere all’ingresso e va evitato il turismomordi e fuggi”, investendo in strutture di qualità e allungando il soggiorno medio.



venerdì 9 giugno 2017

FORTI quelli del xix, ........che per questi otto pannelli non fosse necessaria l'autorizzazione o magari che SIANO STATI INSTALLATI A SUA INSAPUTA.......

LUI NON lo poteva sapere, infatti per andare a casa con l'auto del comune USAVA una altra strada, mica passava di li ?




E NON dimentichiamoci che per il fatto di averli comprati senza delibera è gia stato graziato